La Confagricoltura di Asti lancia l’allarme sulla situazione economica che investe i principali comparti produttivi della provincia, con prezzi che non coprono i costi di produzione sostenuti. In particolare, lo stato di crisi riguarda i cereali, le uve e le nocciole.
Per i cereali, nell’annata 2025 la produzione è stata nella media sia per qualità che per quantità, ma il prezzo che si spunta sul mercato non pareggia l’equilibrio con i costi di produzione.
Nel dettaglio, secondo i dati aggiornati al 22/09/25 della Camera di Commercio di Alessandria-Asti, la rilevazione per il frumento tenero biscottiero è di 205 euro/tonnellata ma sotto i 250 euro/tonnellata non è economicamente redditizio produrre.
Inoltre le stime prevedono una diminuzione di prezzi come conseguenza della svalutazione del dollaro.
Analogamente, per il mais (nazionale ibrido) in queste settimane (indice della Granaria di Milano) viene rilevato un prezzo di 230 euro/tonnellata ma la stima per una redditività minima è di 260 euro/tonnellata.
Non solo cereali: a soffrire è anche il settore corilicolo. La Nocciola Tonda Gentile Trilobata ha raggiunto un prezzo sul mercato di circa 500/550 euro al quintale, che si riscontra però solamente per un prodotto di qualità elevata. Purtroppo quest’anno una buona parte di produzione presenta una resa qualitativa molto bassa: pertanto il prezzo effettivo si aggira in molti casi intorno ai 400 euro al quintale. La produzione è drasticamente diminuita, con una contrazione della raccolta superiore all’80% rispetto agli scorsi anni. Tra le cause ravvisabili, le temperature estive troppo elevate che hanno stressato le piante, un’elevata cascola, e il clima primaverile altalenante. Inoltre le piante erano già debilitate dalle condizioni avverse degli anni precedenti.
Inoltre, a vendemmia ancora in corso per alcuni, c’è molta incertezza sui prezzi e si prospetta un quadro economico presumibilmente negativo per la maggior parte delle uve del territorio, nonostante una buona produzione in termini di qualità. Le rilevazioni camerali dei prezzi non sono ancora avvenute, ma alcuni produttori riferiscono di avere conferito il prodotto senza avere definito il prezzo.
L’agricoltura astigiana non attraversa un buon momento, con le conseguenze dovute al cambiamento climatico (estati torride, siccità alternata a precipitazioni da climi tropicali) e alle continue alluvioni. Inoltre, le importazioni dall’estero incidono anche sull’economia del territorio, con gli oltre 10 milioni di quintali di grano tenero portato in Italia per l’industria dolciaria, più della metà dei quali destinati in Piemonte.
“Inevitabilmente, anche il comparto agricolo astigiano risente di un contesto internazionale tutt’altro che positivo. L’ultima “tegola” arriva da Bruxelles, dove si sta discutendo sulla nuova Pac. L’agricoltura italiana ed europea si trovano oggi a un punto di svolta e le decisioni che le istituzioni della UE dovranno prendere nei prossimi mesi plasmeranno in modo decisivo il suo futuro”, afferma Mariagrazia Baravalle, direttore di Asti Agricoltura, che spiega: “La politica agricola europea vuole mettere meno risorse per le imprese, concentrate in un solo fondo e stanziate sulla base di piani non più comunitari, ma statali. Abbiamo bisogno dell’esatto opposto: semplificazione burocratica, più budget e maggiore distribuzione della catena del valore. Le aziende agricole hanno diritto a una giusta remunerazione e i consumatori a trovare sugli scaffali dei supermercati prodotti di qualità, tracciabili e ad un prezzo equo».
Aggiunge Gabriele Baldi, presidente della compagine astigiana: “Un clima impazzito, una burocrazia sempre più pesante, che sottrae tempo, risorse ed energia al lavoro nei campi, importazioni selvagge, un mercato debole e ritardi ed incertezze nei sostegni nazionali e comunitari, stanno realmente affliggendo le nostre imprese. È indispensabile che le istituzioni riconoscano il valore strategico del settore primario, intervenendo con misure concrete di semplificazione ed aiuto, altrimenti il rischio reale è quello di perdere non solo imprese e quindi parte del prodotto interno lordo del nostro paese, ma anche porzioni sempre più vaste di territorio non saranno più salvaguardate con conseguenti danni ambientali di enorme portata”.










