Agricoltura in crisi I prezzi non pareggiano i costi e la nuova politica agricola europea è già da cancellare

La Confagricoltura di Asti lancia l’allarme sulla situazione economica che investe i principali comparti produttivi della provincia, con prezzi che non coprono i costi di produzione sostenuti. In particolare, lo stato di crisi riguarda i cereali, le uve e le nocciole.

Per i cereali, nell’annata 2025 la produzione è stata nella media sia per qualità che per quantità, ma il prezzo che si spunta sul mercato non pareggia l’equilibrio con i costi di produzione.

Nel dettaglio, secondo i dati aggiornati al 22/09/25 della Camera di Commercio di Alessandria-Asti, la rilevazione per il frumento tenero biscottiero è di 205 euro/tonnellata ma sotto i 250 euro/tonnellata non è economicamente redditizio produrre.

Inoltre le stime prevedono una diminuzione di prezzi come conseguenza della svalutazione del dollaro.

Analogamente, per il mais (nazionale ibrido) in queste settimane (indice della Granaria di Milano) viene rilevato un prezzo di 230 euro/tonnellata ma la stima per una redditività minima è di 260 euro/tonnellata.

Non solo cereali: a soffrire è anche il settore corilicolo. La Nocciola Tonda Gentile Trilobata ha raggiunto un prezzo sul mercato di circa 500/550 euro al quintale, che si riscontra però solamente per un prodotto di qualità elevata. Purtroppo quest’anno una buona parte di produzione presenta una resa qualitativa molto bassa: pertanto il prezzo effettivo si aggira in molti casi intorno ai 400 euro al quintale. La produzione è drasticamente diminuita, con una contrazione della raccolta superiore all’80% rispetto agli scorsi anni. Tra le cause ravvisabili, le temperature estive troppo elevate che hanno stressato le piante, un’elevata cascola, e il clima primaverile altalenante. Inoltre le piante erano già debilitate dalle condizioni avverse degli anni precedenti.

Inoltre, a vendemmia ancora in corso per alcuni, c’è molta incertezza sui prezzi e si prospetta un quadro economico presumibilmente negativo per la maggior parte delle uve del territorio, nonostante una buona produzione in termini di qualità. Le rilevazioni camerali dei prezzi non sono ancora avvenute, ma alcuni produttori riferiscono di avere conferito il prodotto senza avere definito il prezzo.

L’agricoltura astigiana non attraversa un buon momento, con le conseguenze dovute al cambiamento climatico (estati torride, siccità alternata a precipitazioni da climi tropicali) e alle continue alluvioni. Inoltre, le importazioni dall’estero incidono anche sull’economia del territorio, con gli oltre 10 milioni di quintali di grano tenero portato in Italia per l’industria dolciaria, più della metà dei quali destinati in Piemonte.

“Inevitabilmente, anche il comparto agricolo astigiano risente di un contesto internazionale tutt’altro che positivo. L’ultima “tegola” arriva da Bruxelles, dove si sta discutendo sulla nuova Pac. L’agricoltura italiana ed europea si trovano oggi a un punto di svolta e le decisioni che le istituzioni della UE dovranno prendere nei prossimi mesi plasmeranno in modo decisivo il suo futuro”, afferma Mariagrazia Baravalle, direttore di Asti Agricoltura, che spiega: “La politica agricola europea vuole mettere meno risorse per le imprese, concentrate in un solo fondo e stanziate sulla base di piani non più comunitari, ma statali. Abbiamo bisogno dell’esatto opposto: semplificazione burocratica, più budget e maggiore distribuzione della catena del valore. Le aziende agricole hanno diritto a una giusta remunerazione e i consumatori a trovare sugli scaffali dei supermercati prodotti di qualità, tracciabili e ad un prezzo equo».

Aggiunge Gabriele Baldi, presidente della compagine astigiana: “Un clima impazzito, una burocrazia sempre più pesante, che sottrae tempo, risorse ed energia al lavoro nei campi, importazioni selvagge, un mercato debole e ritardi ed incertezze nei sostegni nazionali e comunitari, stanno realmente affliggendo le nostre imprese. È indispensabile che le istituzioni riconoscano il valore strategico del settore primario, intervenendo con misure concrete di semplificazione ed aiuto, altrimenti il rischio reale è quello di perdere non solo imprese e quindi parte del prodotto interno lordo del nostro paese, ma anche porzioni sempre più vaste di territorio non saranno più salvaguardate con conseguenti danni ambientali di enorme portata”.




A Vercelli, in occasione di Risò, Confagricoltura organizza una tavola rotonda con il Ministro Lollobrigida e il sottosegretario La Pietra  

Ogni chicco è un riflesso di tradizioni, biodiversità e innovazione. E ancora economia circolare, turismo e salute. È quanto emerso dall’incontro organizzato da Confagricoltura Vercelli e Biella, oggi sabato 13 settembre, nel Sala degli Affreschi della Casa dell’Agricoltore della città divenuta palcoscenico della promozione di un alimento completo, dalla storia millenaria.

 

La moderazione dell’evento è stata affidata al presidente dell’Unione provinciale, Benedetto Coppo, risicoltore e agronomo, che ha lasciato spazio all’intervento del Ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il quale, in piena sinergia con la sala, ha ribadito l’importanza di raggiungere come obiettivo unico e unitario la tutela e la salvaguardia del lavoro degli agricoltori, custodi del territorio, e alla creazione di generazioni forti. Un concetto già espresso durante il meeting di ieri, tenutosi presso il Teatro Alfieri alla presenza di nove rappresentanti l’economia agricola di altrettanti Paesi esteri, che riuniti sotto colori politici diversi, hanno manifestato l’esigenza di mantenere solidi i capisaldi dell’agricoltura tradizionale.

 

“Numerosi e puntuali gli interventi degli ospiti odierni: li ringraziamo per aver illustrato ai presenti quanto il movimento in difesa degli agricoltori stia avanzando e quanto sia impegnativo scardinare ideologie europee ostili al progresso” afferma il presidente Coppo.

“Il Sottosegretario di Stato all’Agricoltura senatore Giacomo La Pietra è spesso in Regione e auspichiamo che torni nella nostra provincia per affrontare molti altri temi” ha concluso.

 

Le Istituzioni si sono confrontate sulle maggiori criticità del comparto, le prospettive e le nuove sfide che la risicoltura piemontese dovrà affrontare, a fronte della nuova regolamentazione sulla PAC, dell’applicazione del deflusso ecologico che coinvolge la gestione idrica e degli scenari internazionali in continua evoluzione.

 

Un dibattimento molto vivace si è poi sviluppato grazie all’intervento di Mario Francese, presidente Associazione Industrie Riserie Italiane con cui Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura, Natalia Bobba, presidente Ente Nazionale Risi e Davide Gilardino presidente della Provincia di Vercelli hanno ragionato sulle logiche di mercato dei prossimi mesi, in cui diversi fattori, tra cui una forte svalutazione del dollaro, potrebbe incidere sui ricavi delle aziende.

Un calmo ottimismo è stato riportato dall’Assessore regionale all’Agricoltura e al Commercio, Paolo Bongioanni, il quale ha ribadito con forza il suo impegno in sostegno ai risicoli, evidenziando il grande lavoro della Direzione Agricoltura presieduta dal dott. Paolo Balocco, ma anche l’operato della Direzione al Commercio che intende valorizzare il riso, in tutte le sue forme.




Incertezza dazi e intese globali. Confagricoltura Piemonte: “Con l’America, troppe incomprensioni”

L’Ue ha ricevuto da qualche giorno la lettera inviata dagli Stati Uniti che fissa il livello dei dazi e continua a negoziare, nonostante i contorni del quadro non siano ben definiti.

La certezza è che i fronti per cui Bruxelles sta elaborando una risposta sono due: l’agroalimentare e l’industria pesante. I contro-dazi sui beni di consumo alimentare colpirebbero prodotti made in USA per circa 6,3 miliardi di euro: frutta, ortaggi, conserve, carni fresche e trasformate, bevande alcoliche (vino, birra, distillati), dolci, spezie, tabacco, succhi e sciroppi. Il comparto ittico da solo ha un valore di 510 milioni e include salmone, crostacei e merluzzo dell’Alaska.

 

“In un contesto macroeconomico particolarmente delicato, il rischio di instabilità geopolitica e di nuove tensioni internazionali a livello commerciale pesa in modo significativo sul settore agricolo nazionale, che già sta affrontando le sfide legate al cambiamento climatico e alla transizione ecologica. A questo si aggiungono la crescente minaccia di disastri naturali e fenomeni meteorologici estremi ogni anno più frequenti, e un quadro normativo sempre più complesso e impattante – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte. – A pagarne le conseguenze, a cascata, è anche il consumatore, che appare sempre più disorientato e spesso fatica a comprendere fino in fondo cosa stia realmente accadendo”.

 

Rammenta Confagricoltura Piemonte che nel 2024, le esportazioni agroalimentari italiane sono aumentate del 7,5% rispetto al 2023, sfiorando il record di 70 miliardi di euro.
Il vino si conferma il prodotto leader dell’export, con oltre 8 miliardi di euro, in crescita del 5,5% sul 2023. L’olio d’oliva continua a crescere soprattutto grazie alla domanda in Nord America e Asia, superando 3 miliardi di euro nel 2024. Il comparto dell’ortofrutta fresca e trasformata è in forte espansione, con oltre 12 miliardi di euro di export. La pasta ha sfiorato i 3 miliardi di euro, in crescita del 3,8% nel 2024.

La questione poi è più complessa di quanto appare: “C’è da considerare – evidenzia Allasia – che se da un lato i dazi penalizzeranno i volumi di vendita, dall’altro anche l’andamento del tasso di cambio dollaro-euro potrà gravare sulle imprese, incidendo sulla competitività dei prodotti europei esportati. Diminuirà infatti il valore in euro delle vendite e, quindi, anche i margini di guadagno”.

 

Alla luce di questi dati, quali soluzioni negoziali identificare e come diversificare i mercati di sbocco per il made in Italy alimentare?

Occorre che il lavoro diplomatico dell’UE porti ad un accordo ragionevole, evitando però   compromessi che sarebbero ancor più dannosi dal punto di vista economico. La semplificazione degli accordi di libero scambio, la riduzione di quelli non doganali, quella delle clausole di reciprocità e delle protezioni sui nostri marchi di qualità, se possono apparire come una conveniente merce di scambio per un abbattimento immediato dei dazi, sul medio-lungo periodo rischiano però di essere ancora più dannosi di una tariffa doganale aumentata.

 

“In un panorama instabile come quello attuale – conclude Allasia – non possiamo però solo affidarci alla politica. Gli imprenditori piemontesi, con le capacità e la tenacia che da sempre li distinguono, devono puntare anche a nuovi mercati, con un rafforzamento dei canali di distribuzione e strategie di marketing mirate a valorizzare prodotti, qualità e territorio, una via indicata e sostenuta anche dalla nostra Regione, che in quest’ottica ha recentemente introdotto e promosso il marchio “Piemont Is”. Non dimentichiamoci che tutto l’export europeo sarà in difficoltà, la competizione diventerà quindi sempre più serrata, sta a noi dimostrarci all’altezza della sfida”.




Domanda PAC 2025. Confagricoltura: “Situazione molto critica

La macchina amministrativa legata alla presentazione delle domande per la Politica Agricola Comune 2025 è in seria difficoltà. A denunciarlo è Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, in una nuova lettera indirizzata alle massime cariche regionali dell’Agricoltura in cui illustra i problemi che i Centri di Assistenza Agricola (CAA) stanno riscontrando da settimane nella presentazione delle istanze di aiuto e di premio sul I e II pilastro della PAC. Le difficoltà sono legate, principalmente, all’applicazione della “Carta dei suoli” fornita da AGEA e obbligatoria per la validazione dei fascicoli aziendali.

“Questo strumento è stato reso disponibile agli uffici solo da metà aprile e da allora i nostri operatori hanno dovuto riaggiornare i fascicoli, attivando, allo stesso tempo, una serie di cautele laddove le eventuali discrepanze di superfici e colture possano causare problemi alle aziende agricole, come, per esempio, nel comparto viticolo – spiega Enrico Allasia –. Per i fascicoli già validati, inoltre, i nostri operatori hanno dovuto e stanno tuttora continuando a rifare il lavoro, tenendo conto della novità. Risultato? Ad oggi, con la data per la presentazione delle domande fissata al 16 giugno, solo il 25-26% dei piani colturali grafici sono stati consolidati, contro il 70-75% dell’anno precedente nello stesso periodo. Il tutto porterà a ritardi negli acconti e nei saldi di pagamento dei premi”.

Le novità del sistema, seppur concepite per migliorare l’efficienza e la precisione, stanno invece paralizzando il sistema informatico e amministrativo a causa delle continue anomalie tecniche, costringendo gli uffici a riconvocare le aziende agricole, con evidenti perdite di tempo e risorse. E le ricadute non sono solo sulla PAC, ma anche su certificazioni Bio, SQNPI e sui Quaderni di Campagna.

 

“Ogni anno il sistema dei CAA – afferma Paolo Bertolotto, referente per il Piemonte del CAA Confagricoltura – si accolla l’onere e la grande responsabilità di presentare le domande Pac ma sempre più spesso accade che, con l’intento di traguardare obiettivi di maggiore efficienza, si cambino regole e impostazioni, generando forti difficoltà nel disbrigo delle attività anziché promuovere una migliore funzionalità dei sistemi. Il 2025 ne è un esempio con l’imposizione nazionale di applicare la carta dei suoli, strumento che ha avuto impatto su tutti i fascicoli, tant’è che ora occorre tutelare il più possibile gli agricoltori, sia con un’adeguata dilazione delle scadenze, sia con un forte impulso, da parte di Regione, Arpea e CSI, a rendere decisamente più rapida l’operatività degli uffici CAA”.

 

Ad avviso di Confagricoltura, anche la necessaria proroga della scadenza del 16 giugno non è che un tentativo di prendere altro tempo, auspicando che si riesca a risolvere questa situazione: “Quando tutto funzionerà regolarmente allora avrà senso parlare di scadenze, ma attualmente le difficoltà sono tali per cui la questione non è solo di dilatare i tempi per la presentazione – conclude Allasia –. Chiediamo, quindi, che la Regione si attivi immediatamente presso le sedi istituzionali competenti, anche in collaborazione con altre Regioni, affinché a pagare il prezzo di questi disservizi tecnici e




Coltivato 2025 racconterà a Torino l’agricoltura

“L’acqua è una risorsa preziosa e necessaria per l’attività agricola. In un contesto di scarsità e di competizione per il suo uso, diventa fondamentale identificare metodologie e strumenti che permettano di aumentarne l’efficienza di utilizzo, sviluppando indicatori per quantificare i benefici che essa può fornire, in termini di produzione di cibo, energia e risvolti positivi sociali, ambientali ed economici”. Sono le parole di Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte a pochi giorni dall’apertura di Coltivato, il Festival Internazionale dell’Agricoltura, giunto alla sua seconda edizione e organizzato nei giorni in cui ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua.

Dell’argomento, il presidente degli imprenditori agricoli piemontesi ne parlerà proprio sabato 22 marzo, dalle ore 10:15, al Circolo dei Lettori di Torino, in una tavola rotonda aperta agli addetti del mestiere e al pubblico, curioso di conoscere quali piani intende adottare l’agricoltura, per continuare a produrre cibo sano e preservare l’ambiente, a fronte dei cambiamenti climatici sempre più evidenti e insistenti.

 

“Ringraziamo Maria Lodovica Gullino e Antonio Pascale: Confagricoltura Piemonte sarà lieta di fornire uno spaccato di un’agricoltura che non è astratta e ideale ma intrisa di concretezza e di scienza, orientata verso lo sviluppo di quelle strategie che consentono al settore di affrontare i problemi con resilienza e resistenza” conclude Allasia.




Agricoltori nuovamente in piazza

 “Esprimiamo vicinanza a chi sta manifestando, condividiamo i motivi delle proteste, e come Confagricoltura siamo in pressing sul Governo, in Italia e in Europa, su molti dei temi oggetto del malumore degli imprenditori del comparto primario”, così Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte commenta le manifestazioni degli agricoltori in corso a Cuneo, come in altre aree del Piemonte e d’Italia.

 

Proprio in questi giorni la Giunta nazionale di Confagricoltura è tornata a riunirsi a Bruxelles per rimarcare come le priorità per il settore primario italiano siano legate a doppio filo all’Europa. L’associazione ha ribadito la necessità di un Piano strategico dell’Unione che punti sul rafforzamento della competitività del settore. Semplificazione burocratica, agevolazioni nell’accesso al credito, programmi di gestione del rischio: sono le misure immediate di cui necessitano le imprese. A livello di politica comunitaria, ancora una volta Confagricoltura chiede un’azione immediata sulla PAC e sul budget destinato all’agricoltura, soprattutto a fronte di un allargamento a più Paesi.

“La transizione verde necessita di norme in grado di garantire un futuro alle aziende agricole e la sicurezza alimentare per i cittadini – dichiara Allasia – L’Europa deve necessariamente cambiare passo, dando agli agricoltori gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di maggiore sostenibilità ambientale aumentando però la capacità produttiva. Occorre rivedere le politiche europee dedicate all’agricoltura, canalizzando risorse a favore delle aziende professionali che possono davvero rappresentare il futuro del comparto. Serve un piano di crescita a lungo termine, lontano dalle strette ideologie che hanno penalizzato l’Ue in questi anni e capace di dare alle imprese agricole competitività e giusto reddito”.

 

L’impatto del cambiamento climatico e le difficoltà incontrate dagli imprenditori a causa dell’aumento dei costi di produzione permangono in cima alla lista dei fenomeni da monitorare e contenere con immediatezza, introducendo ricerca e innovazione, con sforzi equilibrati tra pubblico e privato. I dossier già affrontati da Confagricoltura restano temi sul tavolo, da affrontare il prima possibile con le istituzioni nazionali ed europee.

Tra questi vi sono, soprattutto, le emergenze sanitarie che stanno interessando il settore zootecnico: la nuova ondata di influenza aviaria che sta colpendo in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, allarma anche gli allevatori piemontesi e preoccupa l’intero settore zootecnico, già alle prese con la PSA nel comparto suinicolo e la Blue Tongue in quello bovino. Davanti a queste emergenze l’appello è a un ulteriore sforzo dal punto di vista della biosicurezza nelle strutture, a fronte del rischio di abbattimenti e dei conseguenti lunghi tempi nell’erogazione dei ristori, nonché delle risorse disponibili.

“Per questi motivi come Confagricoltura abbiamo avanzato la richiesta di attivare la riserva di crisi dell’Ue – dice Allasia –, mentre restiamo in attesa di una svolta concreta sul Piano regionale per la qualità dell’aria che obbliga le nostre stalle ad adeguamenti molto onerosi”.

 

“È una fase molto impegnativa per tutto il nostro settore, non solo per la zootecnia: clima, transizione ecologica e accordi internazionali saranno il fil rouge dell’anno appena iniziato. Quella del 2024 è stata l’annata più calda di sempre, con profonde ripercussioni sui raccolti di cereali e ortofrutta. Il comparto della frutta fresca, ad esempio, a causa del cambiamento climatico e delle conseguenti fitopatie, in dieci anni ha ridotto la produzione di un terzo e le aumentate importazioni di frutta dall’estero minano la competitività delle imprese italiane – continua Enrico Allasia –. Apprezziamo lo sforzo del Governo che, nell’ambito della legge di bilancio, ha ridotto la pressione fiscale, utile a dare slancio all’economia, e inserito le misure che favoriscono il processo di innovazione e la ricerca in ambito agricolo. Tuttavia, occorre verificare con il Governo come individuare le risorse economiche per stabilizzare e proteggere il reddito degli agricoltori, in particolare quelli colpiti da fitopatie ed epizoozie, con un maggiore controllo della fauna selvatica”.

Infine, conclude Allasia, “Siamo vigili sul tema degli accordi internazionali: l’intesa UE-Mercosur (il mercato comune sudamericano), ad esempio, non garantisce equità e reciprocità nei rapporti, né protezione per il nostro modello agricolo”.




Annata Agraria 2023 – 2024: dati non confortanti per le produzioni agrarie e il settore zootecnico

Durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina (5 novembre) nella sede di Confagricoltura Piemonte, il presidente regionale Enrico Allasia, il direttore regionale Lella Bassignana e il vicepresidente nazionale Luca Brondelli di Brondello hanno analizzato i principali comparti produttivi dell’agricoltura piemontese, partendo dalla considerazione che il cambiamento climatico e l’insorgenza di nuove fitopatie e zoonosi sono una realtà con la quale occorre sempre più fare i conti.

 

Sulla scorta delle informazioni elaborate per Confagricoltura Piemonte dal Dott. Federico Spanna, del Settore Fitosanitario, Sezione Agrometeorologica, che ha eseguito un monitoraggio sul territorio piemontese dei fenomeni atmosferici, agricoli e fitosanitari, è stata elaborata l’analisi dell’andamento del settore primario regionale.

Ne è emerso un quadro non sufficientemente confortante.




Cereali, un settore penalizzato da condizioni climatiche e mercato. Confagricoltura Piemonte: “I conti non tornano

I dati sul settore cerealicolo messi a disposizione dal Copa Cogeca, l’organo di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE, destano forti preoccupazioni.

La produzione di cereali, in Europa, quella dei 27 Paesi, dovrebbe raggiungere i 257.3 milioni di tonnellate per far fronte alla domanda di mercato, ma attualmente registra un calo del 4.7% (circa 10 milioni in meno) sul raccolto del 2023. Anche a livello nazionale la situazione produttiva è analoga.

 

“Le piogge sul Piemonte da aprile in poi hanno lasciato ben poche finestre temporali utili alle lavorazioni: hanno causato ritardi nella semina o addirittura la risemina di alcuni cereali, richiedendo l’impiego di varietà con periodi di crescita più brevi e precoci. Tuttavia, nonostante la scarsa produzione, la qualità si è mantenuta su buoni livelli” puntualizza Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte che prosegue evidenziando come il settore cerealicolo e la sua filiera facciano parte di una commodity; pertanto, scontano dei prezzi di un listino mondiale, che poco remunerano le nostre realtà produttive, sostenibili e garantite.

 

A questa situazione già penalizzante, occorre anche aggiungere che non si arresta la tendenza in crescita del prezzo dei mezzi chimici, carburante, energia elettrica e semente, contribuendo sensibilmente all’incremento dei costi di produzione mentre, allo stesso tempo, il sistema degli anticipi e degli acconti degli aiuti Pac sta scontando ridimensionamenti e ritardi rispetto alla precedente programmazione.

“In sostanza la materia prima è pagata in modo inadeguato, nonostante la qualità regga – sottolinea il presidente – ma i costi per produrre aumentano”.

“Gli agricoltori possono tracciare tutte le attività in campo per arrivare a certificare la salubrità del prodotto ma continuano ad essere penalizzati poiché il valore aggiunto non viene distribuito in modo equo lungo tutta la filiera” sottolinea Allasia.

 

“Un altro problema da trattare in modo risoluto riguarda l’autosufficienza alimentare del nostro Paese” evidenzia Allasia. “Occorre lavorare insieme, produttori agricoli e trasformatori, per superare le criticità di questa e di altre filiere significative del sistema agroalimentare nazionale, attraverso contratti tra le parti, per valorizzare la materia prima nazionale, anche collaborando con istituti di ricerca e università”.

 

Un ulteriore aspetto da migliorare – ritiene Confagricoltura Piemonte – è quello della logistica: una diminuzione dei costi lungo la catena della distribuzione andrebbe a tutto vantaggio dei consumatori finali, rendendo il carrello della spesa più leggero in termini economici.

 

“In altre parole – ricapitola Allasia – è necessario lavorare su progetti per filiere più competitive, capaci di creare reddito, favorire l’aggregazione di prodotto, migliorare la logistica di trasporto e di stoccaggio e, nel contempo, in grado di puntare su ricerca e innovazione al fine di dare al consumatore un prodotto sempre più di qualità




PSA, Confagricoltura Piemonte: in due anni, provvedimenti sottodimensionati

“La filiera suinicola piemontese e nazionale si trova in una situazione per certi versi simile all’emergenza sanitaria, con le dovute proporzioni, generata dalla pandemia di Covid-19, delle cui conseguenze siamo purtroppo tutti a conoscenza” riferisce il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia dopo aver esaminato la nuova possibile estensione delle zone di restrizione, atte a circoscrivere una malattia virale, la Peste Suina Africana, che nonostante non si trasmetta all’uomo, sta avendo numerose e nefaste conseguenze sull’intera economia zootecnica e non solo.

 

Confagricoltura ha stimato in oltre 20milioni di euro al mese le perdite dirette per la filiera suinicola nazionale, ma in realtà sono in crescita se si considera il possibile allargamento delle aree del Piemonte (in cui si contano al 30 giugno scorso 1.164 allevamenti suinicoli) nelle quali è stato riscontrato un focolaio: ad esempio, nella zona 1, sarebbero coinvolti 40 allevamenti per un totale di circa 44.600 capi che passerebbero con la nuova delimitazione territoriali in cui non è possibile movimentare gli animali, a 71 e coinvolgerebbero circa 100.000 capi.

La nuova ordinanza contro la diffusione della Psa, con regole valide per Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna in vigore fino al 30 settembre 2024, prevede l’abbattimento dei suini domestici contagiati, norme di prevenzione e innalzamento dei livelli di biosicurezza, quarantena nelle province di Lodi, Pavia e alcune attigue del Piemonte.

“La nostra regione, secondo l’ultimo rapporto di ISMEA, è al secondo posto (16%) per consistenza di suini dopo la Lombardia, dove viene allevata circa la metà del patrimonio nazionale di maiali, con produzioni di elevata qualità, quasi interamente destinate al circuito delle DOP ” precisa Lella Bassignana, direttore di Confagricoltura Piemonte registrando dal vivo le preoccupazioni degli allevatori. “In mancanza di adeguati ristori, a breve molte aziende saranno costrette a chiudere i battenti. L’epidemia, infatti, avanza e porta con sé numerose questioni da risolvere: dai costi per lo smaltimento degli animali fermi in allevamento, alla necessità di estendere la cassa integrazione ai lavoratori delle aziende colpite dalla crisi, alla mancanza di reflui necessari al funzionamento degli impianti a biogas e molto altro” rimarca Bassignana.

 

Se gli imprenditori agricoli devono continuamente migliorare gli standard di prevenzione contro tutti i contagi, anche la popolazione deve fare la sua parte: Confagricoltura Piemonte invita a smaltire gli avanzi del cibo nell’umido, considerando l’ipotesi che alcuni carni potrebbero venire dai Paesi dell’Est, dove ci sono migliaia di focolari di Psa tra cinghiali e suini allevati, ed essere contagiate: se quello che avanza finisce nella spazzatura, dove spesso vanno a grufolare i cinghiali, si contribuisce a diffondere la malattia.

 

Il settore chiede con forza una svolta nel depopolamento degli ungulati, principali vettori del virus, e che si adotti ogni misura utile a ristorare dei danni diretti e indiretti di tutte le aziende che oggi risiedono all’interno delle aree coinvolte.




Andrea Macchione è il nuovo AD di Agricooltur SPA

Agricooltur S.p.A., l’azienda piemontese specializzata nello sviluppo di sistemi aeroponici brevettati che propone al mercato soluzioni modulari e sostenibili per colture di alta qualità in ambienti controllati, annuncia la nuova governance che vede la nomina di Andrea Macchione come Amministratore Delegato, Marco Bartolomeo Divià Presidente operativo, Alessandro Boniforte e Stefano Ferrero Amministratori con deleghe tecniche.

Andrea Macchione arriva in Agricooltur S.p.A con una lunga esperienza nel settore Food&Beverage e Finance che gli ha permesso di raggiungere traguardi di successo non solo nella nascita e nello sviluppo dei brand ma anche nello sviluppo strategico dei business. Già AD di Fontanafredda e Nutkao, è poi entrato nel Gruppo Illy come amministratore Delegato di Domori.  Dal 2021 al 2023 ha infine ricoperto il ruolo di AD del Polo del Gusto, la holding fondata e presieduta da Riccardo Illy che riunisce tutte le attività extra caffè del gruppo (di cui fanno parte i marchi Achillea, Agrimontana, Dammann Frères, Domori, Prestat, Pintaudi).

 

“Sono felice – dichiara Macchione- di entrare a far parte di Agricooltur con un progetto sfidante e ambizioso; ho trovato un ambiente stimolante e persone splendide. La mia scelta è stata guidata sicuramente dalla passione per il settore agritech dalla competenza del team di Agricooltur e dalla possibilità di contribuire alla crescita di una società nata e radicata da sempre in Piemonte. Intravedo un grande potenziale nel B2B ma la vera sfida sarà sviluppare il canale B2C con la vendita diretta dei sistemi. Per accelerare la realizzazione di questi progetti Agricooltur aprirà nei prossimi giorni insieme a Doorway un round di raccolta di equity da 2 milioni di euro attraverso la creazione di una S.r.l. veicolo che per la prima volta in Italia, in applicazione alla legge Capitali di recente approvazione, avrà le quote dematerializzate”.