Giovani Imprenditori di CNVV indicano come ricostruire connessioni e generare nuove opportunità per il territorio

«Chi finisce fuori dai radar, spesso, non si è perso per scelta: ha smesso di vedere una strada possibile e ha bisogno di incontrare qualcuno che lo ascolti, riconosca le sue capacità e lo aiuti a vedere il prossimo passo. Ora abbiamo la consapevolezza che quel “qualcuno” possiamo essere noi». Con queste parole la presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (CNVV), Roberta Massaro, commenta quanto emerso dal convegno “We Neet You – ricostruire connessioni, generare opportunità” svoltosi il 30 settembre 2026 a margine dell’Assemblea annuale del Gruppo per riflettere sul fenomeno di chi non studia, non lavora e non segue percorsi formativi (da “Neet” – Not in Education, Employment or Training) analizzandolo non come un tema esclusivamente occupazionale, ma come una sfida educativa, psicologica, sociale e territoriale.
«Durante i lavori – spiega Massaro – abbiamo compreso quanto l’acronimo “Neet” non identifichi una persona, ma una condizione: c’è chi ha lasciato la scuola troppo presto, chi ha perso il lavoro, chi ha appena partorito, chi si prende cura di un familiare (una responsabilità che ricade spesso sulle donne) e chi ha provato più volte fino a non sapere più da dove ricominciare. Sono situazioni diverse, che non possiamo ridurre a un’unica immagine e un’unica soluzione, perché insieme a fragilità, scelte difficili e occasioni mancate possono esserci anche persone capaci di cogliere un segnale e offrire una possibilità: quelle persone possiamo essere noi, ciascuno nel proprio ruolo, attraverso strumenti come il buon orientamento, le testimonianze imprenditoriali nelle scuole, le visite aziendali, le opportunità formative di qualità come le “Academy” territoriali. Nelle nostre imprese, inoltre, dobbiamo imparare a riconoscere meglio il potenziale, anche quando non si presenta nella forma che ci aspettiamo, perché siamo convinti che le aziende possano essere il luogo in cui una persona ricomincia a sentirsi “capace” e apprezzata».
Dopo i saluti della presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte, Giulia Tancredi, che ha invitato a «costruire ponti, attraverso occasioni quotidiane, per far conoscere ai Neet il mondo del lavoro e per dare loro opportunità di far conoscere un talento a volte nascosto e far trovare loro il contesto giusto in cui esprimersi», del presidente di CNVV, Carlo Robiglio, che ha sottolineato il ruolo di CNVV «non solo come rappresentanza di imprese ma come vero e proprio “attore sociale” attraverso strumenti come Akademia Hub, che sviluppa progetti formativi per l’intera comunità, e le iniziative di presentazione delle aziende come luoghi vivi e arricchenti, destinati a far crescere e a migliorare la vita delle persone», e del sindaco di Oleggio, Andrea Baldassini, che ha invitato a «incrementare il dialogo tra istituzioni, imprese e scuole», “We Neet You” è stato aperto dall’intervento di Stefano Laffi. Il sociologo ha spiegato che a livello nazionale, grazie al superamento di molte forme di precariato lavorativo e di disoccupazione, la percentuale di Neet nell’ultimo decennio è calata dal 25% al 13% erodendo anche una quota di quelle persone definite “scoraggiate” che non mandano nemmeno un CV. «Quelli che rimangono – ha chiarito – sono i più difficili da recuperare, anche perché più tempo passa e più si cronicizza la condizione di Neet; va peraltro rilevato che nelle statistiche rientra in questa definizione anche chi, pur avendo titoli di studio elevati, non si accontenta dei lavori che gli vengono offerti, o chi gestisce un B&B o fa il dogsitter: il problema è quando una pausa lavorativa o una situazione di insuccesso professionale portano a una traiettoria di esclusione, per cui un ecosistema locale deve lavorare sull’orientamento e sull’immaginario di un mondo del lavoro che, pur rimanendone una componente importante, ha ormai perso il “monopolio dell’identità” per le nuove generazioni e si caratterizza sempre più sulla base delle opportunità concrete che vengono offerte».
Raffaella Nervi, referente per l’orientamento della Regione Piemonte, ha sottolineato le caratteristiche della Legge regionale del 2023 che codifica l’orientamento come sistema integrato dagli 8 ai 24 anni, legando le competenze evolutive ai bisogni orientativi (in modo da offrire a ragazzi e ragazze opportunità di conoscenza per tutto il loro percorso scolastico, a partire dalle visite in azienda nelle scuole primarie) e dando un ruolo importante alle imprese. «Il mondo del lavoro – ha aggiunto – è ancora pieno di stereotipi negativi, che vanno sfatati fin dai primi anni». Fabiana Andreani, HR e Career Expert, ha confermato il ruolo dei social media nella creazione e nel rafforzamento di tali stereotipi (ad esempio con una narrazione del futuro principalmente negativa e la scarsa visibilità data alle opportunità formative e professionali), invitando a favorire la ricerca e l’ascolto, anche da parte delle aziende, che «devono essere sempre trasparenti sulla propria offerta lavorativa e puntare sulla formazione continua come valore aggiunto rispetto alla retribuzione».
Marco Crepaldi, psicologo e presidente di Hikikomori Italia, ha approfondito un problema che riguarda il 2% degli alunni delle scuole secondarie: «si tratta di circa 50-70mila persone, per l’80% maschi, del tutto sfiduciate nei confronti delle relazioni sociali e che nonostante l’elevata capacità cognitiva si considerano incapaci di gestire l’ansia e la dimensione competitiva che spesso caratterizza il clima aziendale. Possono però essere una risorsa notevole per il mondo del lavoro, se c’è chi, nelle imprese, è disponibile a dare loro fiducia e farli sentire utili».
La necessità di mettere al centro la persona con i suoi bisogni e di darle una formazione adeguata (con le Academy, gli ITS, l’apprendistato o il training), che le imprese si dimostrino sempre più attrattive e accoglienti, che vengano potenziati i rapporti con le famiglie dei Neet e che sia data più attenzione alle loro aspirazioni rispetto ai contenuti dei CV, in modo da far crescere in loro la fiducia nel mondo del lavoro, sono stati i temi al centro dell’ultimo panel, a cui hanno preso parte, insieme a Laffi, Oscar Pasquali, Ceo di Generation Italy, e Roberto Mascali, delle relazioni esterne di Umana Spa. «Il punto centrale – ha spiegato Pasquali – è il passaggio dall’esistenza di un’opportunità alla capacità di raggiungere chi non la sta cercando: si deve puntare su formazione, fiducia, accompagnamento, collaborazione con famiglie, imprese, istituzioni e costruzione di reti capaci di intercettare i beneficiari». «La riattivazione – ha aggiunto Mascali – richiede nelle imprese percorsi personalizzati e realistici; parallelamente, occorre avvicinare i giovani al mondo del lavoro già durante la formazione, dando loro strumenti per orientarsi prima che si perdano».
Il convegno, coordinato da Alessandro Tommasi, si è concluso con un confronto tra alcuni rappresentanti istituzionali: Andrea Notari, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ha esortato a «continuare a investire nell’orientamento, perché chi è ben formato, ben informato e ben orientato difficilmente diventa un Neet»; l’assessore regionale all’Istruzione e formazione professionale Daniela Cameroni ha invitato le scuole a portare sempre più i ragazzi in azienda, lasciando che il loro talento emerga già durante il loro percorso di studio; il presidente della Provincia di Novara, Marco Caccia, ha insistito sulla crescente necessità di programmi di inserimento nel mondo del lavoro a livello territoriale; il vicepresidente della Provincia, Andrea Crivelli, ha evidenziato l’importanza di avere aperto un distaccamento dell’Istituto “Omar” a Oleggio proprio grazie alla collaborazione tra le istituzioni e le aziende; il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha illustrato il percorso che ha portato alla realizzazione di “Novà”, lo spazio di aggregazione giovanile, produzione culturale e inclusione sociale a cui partecipano ogni anno centinaia di ragazzi “recuperati” anche grazie ai percorsi di tracciamento precoce attivati tramite gli educatori; il delegato dell’Università del Piemonte Orientale per la valorizzazione delle ricercatrici e dei ricercatori in avvio di carriera, Riccardo Miggiano, ha spiegato come nell’ateneo tripolare gli abbandoni degli studi siano diminuiti grazie una didattica più immersiva e all’internazionalizzazione di alcuni percorsi formativi.
L’evento è stato sponsorizzato da Gruppo Beta, Strategy & Governance, Umana, Banca Mediolanum, AS Rent/Autoarona, I-aer lab, Repower, Soardo e Associati/Fondo Inpiù, Bagnato immobiliare, Riseria Ceriotti, Igor Gorgonzola, M.M.G di Mattiuzzo, Sellmat/Buonristoro, Vezzola Metalli e WAC, in collaborazione con Alleanza Assicurazioni, Basano, B.A.M., IVR, La Valsesiana, Progetto Omnia, RM Manfredi, TK e Shape The Light. «Li ringrazio tutti per il loro contributo – conclude Massaro – così come ringrazio gi istituti scolastici che hanno partecipato e tutti i componenti del Gruppo Giovani Imprenditori, che anche in questa occasione hanno fatto un grande e importante lavoro di squadra».



Latte, in Piemonte cresce la produzione ma i prezzi restano sotto i livelli del 2025

Cresce la produzione di latte in Piemonte, mentre le quotazioni recuperano dai minimi della primavera ma restano ancora lontane dai livelli dello scorso anno. Una situazione che, secondo Confagricoltura Piemonte, richiede particolare attenzione alla remunerazione degli allevatori.

 

Nei primi sette mesi del 2026 le consegne di latte vaccino in Piemonte hanno raggiunto 791.782 tonnellate, il 5,82% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita superiore a quella nazionale: secondo ISMEA, nei primi quattro mesi dell’anno la produzione italiana è aumentata del 3,5%.

Sul fronte dei prezzi, dopo la forte flessione della primavera, durante l’estate sono emersi segnali di recupero. Il latte spot nazionale quotato a Milano, sceso a marzo a 21,60 euro per 100 litri, a settembre è risalito intorno a 47 euro, pur mantenendosi sotto i valori dello stesso periodo del 2025. Ad agosto l’indice ISMEA dei prezzi alla produzione del latte vaccino risultava ancora inferiore del 21,1% su base annua.

 

«Il recupero delle quotazioni – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – è un segnale positivo, ma dobbiamo verificare quanto di questo miglioramento arrivi effettivamente alle aziende. Gli allevamenti piemontesi stanno aumentando la produzione, ma devono contemporaneamente sostenere costi importanti per mangimi, energia, carburanti, lavoro e investimenti. Il riferimento resta quindi il rapporto tra il prezzo incassato e i costi sostenuti».

A giugno l’accordo raggiunto al Masaf ha definito per il Nord Italia un percorso del prezzo base da 48 centesimi al litro di luglio-agosto fino a 50 centesimi per novembre-dicembre, entro i volumi di riferimento.

 

«L’aumento della produzione – conclude Allasia – può essere un punto di forza soltanto se la filiera riesce ad assorbire e valorizzare questi volumi. Serve un equilibrio tra produzione, trasformazione e mercato che garantisca alle stalle condizioni economiche adeguate a continuare a produrre e investire».




Caro energia, CNA Piemonte: “16,5 mld di costi aggiuntivi, per le piccole imprese pressione è sempre più pesante


Dall’inizio del conflitto in Iran, il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo compreso tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero aggravio accumulato dall’inizio di marzo. È quanto emerge dall’aggiornamento elaborato da CNA al 30 settembre. A pesare maggiormente sono i carburanti, con un aggravio stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas direttamente consumato da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi. Una dinamica che preoccupa CNA Piemonte per le conseguenze dirette sulle micro e piccole imprese, particolarmente esposte all’aumento dei costi energetici e dei trasporti.

«Per il nostro sistema produttivo non stiamo parlando di aumenti marginali – dichiara Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte –. Pensiamo alle imprese manifatturiere, agli autoriparatori, all’edilizia, agli impiantisti, alle attività alimentari o a tutte quelle imprese che utilizzano ogni giorno furgoni e mezzi da lavoro. Energia e carburanti sono costi che entrano direttamente nell’attività aziendale. Quando aumentano, ogni euro in più destinato a una bolletta o a un pieno è un euro in meno che può essere investito in un macchinario, nell’innovazione, nella formazione o in una nuova assunzione».

Particolarmente pesante è proprio il capitolo carburanti. A settembre la benzina ha raggiunto i valori più elevati dal marzo 2022, mentre il gasolio ha superato il precedente picco della crisi energetica del 2022, stabilendo un nuovo massimo storico nominale nella serie settimanale disponibile dal 1996. Il 21 settembre la media settimanale della benzina è arrivata a 2,141 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto 2,351 euro al litro nella rilevazione del 28 settembre. Forti tensioni continuano anche sul mercato elettrico: il PUN Index GME medio di settembre si colloca, in via provvisoria, intorno a 208 euro per megawattora, contro i 114,41 euro di febbraio, con un incremento di quasi l’82%.

«Il problema non è soltanto quanto stanno pagando oggi le imprese, ma l’incertezza con la quale sono costrette a programmare i prossimi mesi – sottolinea Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte –. Una piccola impresa deve poter sapere con una ragionevole certezza quanto le costerà produrre, altrimenti diventa difficile stabilire prezzi, programmare investimenti o assumere personale. L’energia non è una voce accessoria: è ormai una questione di politica industriale e di competitività».

Secondo le stime CNA, anche ipotizzando la proroga fino alla fine dell’anno dei prezzi calmierati di benzina e gasolio e quotazioni di elettricità e gas sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico per famiglie e imprese potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro alla fine del 2026. Il solo quarto trimestre rischierebbe quindi di aggiungere oltre 16 miliardi ai 16,5 già accumulati da marzo.

In questo quadro, le iniziative messe in campo dalle compagnie energetiche e dai gestori per contenere o calmierare i prezzi possono contribuire a mitigare l’impatto dei rincari, ma solo in misura limitata rispetto alla dimensione complessiva dell’aumento dei costi. Sono interventi utili nell’immediato, che non possono però sostituire una risposta strutturale.

«Ogni misura capace di alleggerire il conto per famiglie e imprese è positiva – prosegue Zanzottera – ma dobbiamo essere consapevoli che può attenuare il problema, non risolverlo. Servono maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e strumenti semplici, tempestivi e realmente utilizzabili anche dalle micro e piccole imprese. E l’eventuale maggiore gettito fiscale generato dai rincari deve essere utilizzato per alleggerire il costo dell’energia».

«Le piccole imprese – conclude Genovesio – non possono diventare l’ammortizzatore delle crisi energetiche. Se lasciamo che questi aumenti vengano assorbiti interamente dalle aziende, prima riduciamo i loro margini, poi gli investimenti e infine la capacità di creare lavoro. Difendere la competitività delle imprese significa intervenire prima che questa catena produca effetti ancora più pesanti sull’economia piemontese»




Calzaturiero, in Piemonte, nei primi 6 mesi 2026, export in valore in aumento del 8,5%

Lo scenario globale legato agli eventi internazionali è ancora caratterizzato da forti elementi di instabilità; il settore calzaturiero italiano continua a dimostrare una buona presenza e presidio dei mercati internazionali. A livello nazionale, il primo semestre si chiude con un fatturato a -2,3% e un export in flessione nei primi cinque mesi del -2,4%, ma con un saldo commerciale in crescita del +9,6%.

A livello regionale, nei primi sei mesi del 2026 in Piemonte l’export in valore è aumentato del +8,5% sull’analogo periodo dell’anno precedente, attestandosi a 439 milioni di euro. Le prime cinque destinazioni dell’export piemontese, che coprono il 65,4% del totale, sono: Francia (+29%), Germania (+12,5%), Spagna (+28,4%), USA (+5,5%) ed Emirati Arabi Uniti (-42,7%). Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha registrato, tra industria e artigianato – secondo le stime del Centro Studi Confindustria Accessori Moda su dati Infocamere-Movimprese – un calo di -2 aziende, accompagnato da un saldo negativo di -7 addetti rispetto a dicembre scorso. Sempre sul fronte del lavoro, le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle sono aumentate del +52%, attestandosi a 274mila.
Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici, commenta lo scenario nazionale: “Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025, tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale. Le nostre imprese stanno reagendo con determinazione a una congiuntura caratterizzata da tensioni geopolitiche, rallentamento della domanda e aumento dei costi. Il saldo commerciale del comparto è cresciuto da gennaio a maggio del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro: un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile. La tenuta del mercato UE e i primi indizi di recupero dei consumi interni confermano segnali di miglioramento del nostro comparto. Oggi più che mai è necessario sostenere le aziende con misure che rafforzino competitività, investimenti e occupazione, affinché il settore possa continuare a rappresentare un’eccellenza del sistema manifatturiero nazionale”.
Sul mercato domestico nazionale – dove gli acquisti delle famiglie mostrano, nel primo semestre, un incremento di circa il 2%, sia in volume che in valore – i segnali più positivi arrivano dalle calzature donna che crescono del +4% sia in quantità che in spesa. In aumento anche le sportive e le sneakers (+1,5%) che rappresentano oltre il 42% della spesa complessiva.



CNA Piemonte: Bollette in aumento per tre piccole imprese su quattro

Tre piccole imprese su quattro hanno visto aumentare la propria bolletta energetica negli ultimi sei mesi. E nella maggior parte dei casi quei maggiori costi rimangono sulle spalle dell’impresa. È il dato più significativo che emerge dall’indagine “Energia e piccole imprese” realizzata dalla CNA su un campione rappresentativo di imprese associate di diversi settori produttivi. Il 76,5% delle imprese dichiara un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. Tra quelle interessate dai rincari, quasi due su tre hanno registrato incrementi superiori al 10%. E l’84% considera ormai il costo dell’energia una componente rilevante della propria attività. Ma il dato che fotografa meglio la situazione è un altro: il 56,8% delle imprese sta assorbendo gli aumenti attraverso una riduzione dei propri margini, mentre appena il 20,4% riesce a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti.

«Il conto dell’energia lo stanno pagando direttamente le imprese – afferma Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte –. Quando una piccola azienda non può scaricare gli aumenti sui propri clienti, ha una sola possibilità: assorbirli. E assorbire significa ridurre il margine prodotto dal proprio lavoro. Ogni euro in più speso in bolletta è un euro che rischia di non andare in un nuovo macchinario, nell’innovazione, nell’assunzione di una persona o nello sviluppo dell’impresa. In un Piemonte con una forte vocazione manifatturiera non possiamo permettere che l’energia diventi un freno permanente alla competitività».

A pesare non è soltanto il livello dei prezzi, ma la loro continua oscillazione. Il 78,2% delle imprese considera preoccupanti le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici e nell’ultimo anno per l’86,7% è aumentato il livello di allarme legato ai costi dell’energia.

«Un’impresa può affrontare un costo, molto più difficilmente può programmare nell’incertezza – sottolinea Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte –. Se non sai quanto ti costerà produrre tra tre o sei mesi, diventa più difficile decidere un investimento, formulare un preventivo o pianificare la crescita. Non possiamo continuare a trattare l’energia come un’emergenza che ritorna periodicamente. È diventata una questione di politica industriale e come tale deve essere affrontata, con interventi strutturali e strumenti realmente accessibili anche alle micro e piccole imprese».

Per CNA Piemonte occorre quindi intervenire sulla trasparenza del mercato, sulla prevedibilità dei costi e sulla riduzione dell’esposizione delle imprese alla volatilità dei prezzi, superando una logica fatta prevalentemente di misure emergenziali. «Le piccole imprese hanno già assorbito molto. Non possono diventare l’ammortizzatore delle crisi energetiche – conclude Genovesio –. Se vogliamo che tornino a investire con fiducia, dobbiamo creare le condizioni perché le risorse prodotte dal loro lavoro rimangano nelle aziende e possano trasformarsi in innovazione, occupazione e crescita per il Piemonte».




Claudio Piazza nominato nel Comitato tecnico consultivo nazionale di Acquirente Unico

Claudio Piazza, albese e dirigente del sistema Confartigianato Cuneo, è stato nominato tra i referenti del Comitato tecnico consultivo nazionale di Acquirente Unico, la società pubblica che opera a supporto del funzionamento dei mercati energetici italiani.

Piazza, che ricopre anche l’incarico di delegato nazionale degli installatori GPL e metano nell’ambito della categoria dell’Autoriparazione, entra a far parte del Comitato su nomina diretta del presidente nazionale di Confartigianato, Marco Granelli, insieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni nazionali di rappresentanza e del settore energetico.

Acquirente Unico è la società pubblica nata con il compito di approvvigionare l’energia elettrica destinata ai clienti domestici e alle piccole imprese rientranti nei servizi regolati previsti dalla normativa. A partire dal 2009, le attività della società si sono progressivamente ampliate, assumendo un ruolo sempre più articolato a supporto del corretto ed efficiente funzionamento dei mercati dell’energia.

La nomina di Piazza rappresenta un ulteriore riconoscimento dell’impegno e dell’attenzione che Confartigianato, sia a livello nazionale sia provinciale, dedica da tempo ai temi dell’energia, della sostenibilità e della tutela ambientale, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nelle trasformazioni in atto e rappresentarne concretamente esigenze e istanze nei principali tavoli istituzionali.

Un impegno che, sul territorio cuneese, si traduce in numerose iniziative. Tra queste figurano le azioni sviluppate da Confartigianato Cuneo in ambito ESG, la realizzazione del Bilancio di Sostenibilità, la costituzione della Comunità Energetica Rinnovabile CER-A e l’attività di affiancamento a imprese e privati attraverso lo sportello territoriale CEnPI, finalizzato a individuare opportunità di risparmio e condizioni più vantaggiose per le forniture di energia elettrica e gas.

All’interno del Comitato tecnico consultivo di Acquirente Unico, Piazza seguirà in particolare le tematiche legate all’intercambio delle bombole di metano per autotrazione, portando al tavolo nazionale l’esperienza maturata nel comparto dell’autoriparazione e le esigenze degli operatori del settore.

La presenza di un rappresentante del territorio cuneese nell’organismo nazionale rafforza così il raccordo tra il sistema associativo locale e i principali tavoli di confronto sui temi energetici, in una fase nella quale sostenibilità, transizione energetica e contenimento dei costi rappresentano questioni sempre più centrali per la competitività delle imprese.




CER-A di Confartigianato Cuneo continua la sua espansione sul territorio cuneese

Prosegue il percorso di espansione di CER-A, la comunità energetica promossa da Confartigianato Cuneo, per mettere a disposizione delle imprese artigiane e del territorio un modello concreto di transizione energetica basato sulla collaborazione e sulla condivisione. Proprio in questi giorni si è concluso l’iter delle sue configurazioni sulle cabine primarie di Pianfei, Beinette, Morozzo, Cuneo, Narzole, Cherasco.

Nata per supportare privati, imprese e installatori nella transizione verso un’energia più sostenibile ed economica e per promuovere l’autoconsumo collettivo, CER-A sta attualmente registrando un ottimo sviluppo. In totale sono 21 cabine ad oggi attivate, ed altre 12 sono in corso di validazione. A queste se ne stanno aggiungendo altre 36 che si attiveranno man mano che verranno collegati gli impianti fotovoltaici, raggiungendo così i 31 MW di potenza. L’intento è però quello di crescere ulteriormente nei prossimi mesi, sia come numero di impianti connessi come Produttori e Consumatori.

«La nostra Comunità Energetica – dichiara Franco Roagna, presidente di CER-A – continua a crescere in modo efficace e costante. Si tratta di un esempio concreto di come le imprese artigiane possano essere protagoniste della transizione energetica. A due anni dalla sua costituzione CER-A si sta espandendo sul territorio cuneese con un numero sempre maggiore di configurazioni e l’ottima risposta da parte di imprese e famiglie sta confermando la grande utilità di questa iniziativa. Proseguiamo quindi con soddisfazione nel nostro impegno accompagnando le imprese e le comunità locali verso un futuro più sostenibile, ma anche più competitivo e inclusivo».




Incendio alla MEMC, UILTEC Piemonte: Siamo vicini ai lavoratori. Ora salvaguardare lavoro e continuità produttiva

La UILTEC Piemonte esprime vicinanza e solidarietà a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori della MEMC di Novara dopo l’incendio che, ieri pomeriggio, ha interessato lo stabilimento.

Il nostro primo pensiero è rivolto alle persone: la notizia più importante è che non si siano registrati feriti. Resta, tuttavia, la preoccupazione per le conseguenze che l’incendio potrebbe avere sull’attività produttiva e sull’occupazione.

Occorrerà ora attendere l’esito delle verifiche tecniche e degli accertamenti in corso per valutare l’effettiva entità dei danni e le possibili ricadute sull’attività produttiva e, di conseguenza, sull’occupazione. È il tempo della prudenza e della responsabilità: occorre evitare valutazioni affrettate fino a quando il quadro non sarà definito.

La MEMC rappresenta una realtà industriale strategica per il Piemonte, sia per il valore produttivo e tecnologico che esprime sia per il rilevante ruolo occupazionale che ricopre sul territorio. Per questo la UILTEC Piemonte seguirà con la massima attenzione l’evolversi della situazione, mantenendo un confronto costante con l’azienda e con le istituzioni competenti.

Il nostro impegno è tutelare il lavoro, il reddito e il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, sostenendo ogni soluzione utile a garantire la continuità produttiva e la piena salvaguardia dei livelli occupazionali.

La UILTEC Piemonte conferma la massima disponibilità a contribuire, con senso di responsabilità e spirito costruttivo, al superamento di questa difficile fase.




È dedicato all'”inverno demografico” l’ottavo numero di “Visioni d’impresa”, il magazine quadrimestrale di CNVV

È dedicato a un tema di crescente attualità, il cosiddetto “inverno demografico”, l’ottavo numero di “Visioni d’impresa”, il magazine quadrimestrale di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (CNVV) che viene distribuito in 4.500 copie alle aziende associate, alle istituzioni, alle scuole e agli altri stakeholder, non soltanto locali, e la cui versione digitale è disponibile gratuitamente su www.visionidimpresa.it

Insieme alle “firme” dell’economista Marco Fortis sul rapporto tra Pil e demografia e dell’esperto di geopolitica Brunello Rosa (il cui articolo consente un approfondimento via podcast, tramite QR code, dei temi trattati) sugli squilibri della popolazione a livello globale, il volume contiene un’approfondita analisi dell’economista Giuseppe Russo sulle curve generazionali e i flussi migratori degli ultimi 45 anni nelle province di Novara e di Vercelli.

La parte monografica della rivista (di 138 pagine, edita da Interlinea) presenta gli interventi di vari esperti del mondo accademico sul rapporto tra invecchiamento e strategie per il lavoro, oltre alla presentazione del progetto che vede CNVV impegnata, con il supporto di Deloitte, in un dialogo strategico con i suoi territori di riferimento per delinearne lo sviluppo socioeconomico affrontando in modo organico le sfide dei nuovi investimenti, del calo demografico, dei NEET, della trasformazione digitale e della transizione energetica. Seguono i contributi di alcune aziende aderenti a CNVV e le rubriche di carattere istituzionale e operativo.

«L’invecchiamento della popolazione e il crollo delle nascite – spiega nel suo editoriale il presidente di CNVV, Carlo Robiglio – costituiscono un rischio sistemico che impatta direttamente sulla catena del valore. Questo comporta, nell’immediato, una drammatica contrazione del bacino dei talenti e, nel lungo periodo, una radicale mutazione dei modelli di consumo. Il processo di trasformazione demografica è però anche un profondo cambiamento sociale e culturale che mina i fondamenti della nostra organizzazione civile: dal sistema previdenziale al mondo del lavoro, dall’abbandono del patrimonio edilizio alla riduzione della popolazione scolastica. Per farvi fronte le imprese devono operare un cambio di paradigma: l’automazione e l’intelligenza artificiale non appaiono più strumenti per ridurre i costi, ma per mantenere la produttività a fronte di una forza-lavoro calante. Le azioni di welfare aziendale serviranno a trattenere i senior con politiche di “age management” e, al contempo, ad attrarre i giovani offrendo un’autentica flessibilità e conciliazione vita-lavoro. Sostenere la genitorialità in azienda non è più “benevolenza” ma ritenzione del talento. Infine, se il capitale umano scarseggia, quello disponibile va valorizzato al massimo e saranno sempre più necessari programmi di upskilling permanente».




Abbruciamenti, Confagricoltura Piemonte: “Una scelta di buon senso. Ora la sperimentazione diventi il punto di partenza per una revisione stabile delle regole”

Confagricoltura Piemonte esprime apprezzamento per la decisione della Regione Piemonte di avviare, dal 15 al 30 settembre, la sperimentazione che consentirà l’abbruciamento controllato dei residui vegetali in 144 Comuni piemontesi, individuati sulla base delle caratteristiche morfologiche e della zonizzazione territoriale.

Si tratta di un provvedimento che recepisce un’esigenza più volte rappresentata da Confagricoltura che va incontro alle esigenze del mondo agricolo, soprattutto nelle aree collinari e pedemontane dove la gestione dei residui di potatura di vigneti, noccioleti, castagneti e frutteti presenta oggettive difficoltà operative e non sempre è possibile ricorrere efficacemente ad alternative meccaniche.

“Accogliamo con favore questa decisione della Regione – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – perché introduce un criterio di maggiore equilibrio tra la tutela della qualità dell’aria e le reali esigenze delle aziende agricole. Gli imprenditori agricoli sono i primi interessati alla salvaguardia dell’ambiente, ma chiedono norme che tengano conto delle differenti caratteristiche dei territori e consentano una gestione sostenibile delle attività colturali”.

Confagricoltura Piemonte sottolinea come la sperimentazione rappresenti un’importante occasione per raccogliere dati oggettivi e verificare sul campo gli effetti della rimodulazione delle limitazioni agli abbruciamenti, in vista di una revisione della zonizzazione prevista dal Piano regionale per la qualità dell’aria.  “È importante – prosegue Allasia – che questa fase sperimentale venga monitorata con rigore scientifico e senza pregiudizi. Se, come riteniamo, emergerà che in questi territori gli abbruciamenti effettuati secondo regole precise non compromettono gli obiettivi di qualità dell’aria, sarà possibile costruire una disciplina stabile, più aderente alla realtà del Piemonte rurale”.

L’organizzazione evidenzia inoltre l’importanza del lavoro svolto dal Consiglio regionale per arrivare a questo risultato, anche attraverso il confronto sviluppato negli ultimi mesi sul riconoscimento delle specificità delle aree pedemontane e sull’opportunità di estendere la sperimentazione ai territori che presentano caratteristiche morfologiche analoghe a quelle già individuate.

“L’auspicio – conclude Allasia – è che questo sia soltanto il primo passo. Occorre proseguire nel confronto tra istituzioni, Arpa e organizzazioni agricole per arrivare a regole semplici, scientificamente fondate e realmente applicabili, capaci di tutelare contemporaneamente l’ambiente, la sicurezza del territorio e la competitività delle imprese agricole”.