Il disegno di legge regionale piemontese sull’idroelettrico ricalca il modello delle società miste pubblico privato create negli anni Novanta dalle giunte Ghigo di centrodestra.

I privati (allora erano imprese locali, oggi è la grande finanza, anche internazionale, che ha visto nei servizi pubblici locali italiani la gallina dalle uova d’oro) entrano in società, magari senza procedure competitive. Gli investimenti (pochi) si fanno solo con soldi pubblici, mentre gli utili si dividono.

Grande gioia anche per notai e avvocati, a cui sarà garantito un robusto contenzioso. Eppoi tanti posti nelle partecipate, così rialimentiamo l’antipolitica. Ridimensionate o escluse le multiutility italiane, che dovrebbero assumere un ruolo centrale, anche per evitare la colonizzazione straniera.

Infine, tagliano fuori gli enti locali, che dovrebbero essere coinvolti proprio in una logica federalista e autonomista. Ma che dico, quella era la Lega di una volta. Ora sanno solo sbattere sui social un clandestino. Se così è la faccenda, la risposta sarà inevitabile: dovremo impugnare la legge e rifarne subito una nazionale. Perché se questo è il federalismo nostrano, allora molto meglio una sana guida centralista.

 

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